Scegliere e seminare le cover crop

Quali specie utilizzare e come seminarle

Come scegliere la specie adatta

La tecnica di coltivazione delle cover crop è generalmente orientata a minimizzare i costi in quanto queste colture non producono reddito. È tuttavia fondamentale che la cover crop riesca a crescere rapidamente e a formare una copertura vegetale che soddisfi gli obiettivi per i quali è stata seminata.

Numerosi sono gli aspetti da prendere in considerazione nella scelta delle cover crop da seminare nella propria azienda:

  • esigenze eco-fisiologiche delle specie: capacità di sviluppo nelle condizioni termiche e idriche del periodo di coltivazione (cover crop estive oppure invernali);

  • gelività: suscettibilità della cover crop a morire per il freddo o il congelamento durante l’inverno. In questo modo la cover crop si termina in modo naturale e non sono necessari interventi chimici o meccanici. La gelività è legata alla specie/varietà seminata e anche al momento di semina (fase fenologica raggiunta dalla pianta al momento del gelo);

  • produttività: è un aspetto importante se si vuole incrementare la sostanza organica del terreno ed è vincolata alla finestra temporale di coltivazione;

  • capacità di fissare azoto atmosferico (leguminose): è una caratteristica rilevante per le aziende non zootecniche o con orientamento verso la produzione biologica;

  • capacità di intercettare e assorbire nitrati (graminacee e brassicacee): importante quando il rischio di lisciviazione è elevato (aziende con elevato carico zootecnico nel periodo autunno-invernale);

  • azione strutturante sul terreno: è un aspetto importante in terreni molto compatti oppure in sistemi di minima lavorazione e semina su sodo. Le graminacee foraggere hanno un’azione strutturante sugli strati superficiali mentre le leguminose e le brassicacee agiscono sugli strati più profondi;

  • capacità di contenere infestanti, patogeni e parassiti: il contenimento delle specie infestanti avviene per competizione di luce, acqua e nutrienti e, per alcune specie, per azione allelopatica (es. segale). Alcune brassicacee hanno specifica azione nematocida e possono essere impiegate anche per il controllo di alcuni funghi (biofumigazione).

Gli obiettivi dell’azienda agricola

La scelta della specie o dei miscugli di cover crop è anche determinata dagli obiettivi che l’azienda agricola vuole raggiungere in funzione della sua tipologia.

Azienda agricola zootecnica: la scelta delle colture di copertura ha lo scopo di valorizzare la sostanza organica apportata mediante la distribuzione dei reflui zootecnici. La scelta della specie sarà quindi indirizzata verso specie appartenenti alla famiglia delle brassicacee o delle graminacee, che possono asportare importanti quantità di azoto rese disponibili dalla mineralizzazione della sostanza organica presente nel terreno, e sottrarlo alla lisciviazione.

Azienda agricola non zootecnica: le aziende che non hanno un’elevata disponibilità di sostanza organica e azoto possono indirizzare la loro scelta verso specie leguminose in grado di fissare l’azoto atmosferico e renderlo disponibile per la coltura principale successiva. Le leguminose possono essere utilmente impiegate in miscuglio con una graminacea al fine di sfruttare le caratteristiche positive di entrambe le specie (es. avena-veccia).

Caratteristiche delle principali famiglie di cover crop

Graminacee

Questa famiglia comprende molte specie di interesse foraggero che possono essere impiegate anche come cover crop. Sono caratterizzate da un apparato radicale fascicolato superficiale molto esteso e, per questo motivo, hanno un’elevata capacità antierosiva e sono in grado di trattenere i nutrienti del terreno (“catch crop”). Inoltre, sviluppano un’elevata biomassa aerea che incrementa il contenuto di sostanza organica del suolo ed effettua un’efficace copertura del suolo, limitando molto la crescita delle malerbe.

Le specie più utilizzate nei nostri contesti produttivi sia in purezza che in miscela, sono avena (Avena strigosa e Avena sativa) e segale (Secale cereale).

Leguminose

Sono utilizzate per la loro capacità di fissare l’azoto contenuto nell’aria grazie alla simbiosi con i batteri azoto-fissatori che si trovano nel suolo che lo convertono in azoto organico. Sono caratterizzate da una crescita iniziale lenta, ma la maggior parte delle specie resiste al gelo invernale ed è in grado di ricacciare in primavera producendo una biomassa velocemente degradabile.

Le specie più utilizzate nei nostri contesti produttivi sia in purezza sia in miscela, sono il trifoglio (Trifolium alessandrinum, Trifolium incarnatum, Trifolium squarrosum) e la veccia (Vicia sativa, Vicia villosa e Vicia benghalensis).

Brassicacee

Sono impiegate sia per la loro azione biocida (nematocida e biofumigante) sia perché hanno uno sviluppo iniziale molto rapido e producono una notevole biomassa. L’apparato radicale di tipo fittonante esercita inoltre un’azione strutturante importante sui primi strati del suolo.

Le specie più utilizzate nei nostri contesti produttivi sono la senape bianca (Sinapis alba), la senape bruna (Brassica juncea) e i rafani (Raphanus sativus).

Epoca di semina

Come per qualsiasi coltura, le condizioni di temperatura e di umidità del suolo sono fondamentali per garantire la corretta e completa germinazione della cover crop. Nel contesto agricolo della pianura lombarda è stato osservato che il periodo migliore per la semina delle cover crop invernali va indicativamente dalla fine del mese di agosto alle prime due settimane di settembre.

La semina effettuata in questo periodo, se le condizioni di umidità del suolo sono adeguate, garantisce una buona germinazione dei semi ed emergenza delle plantule e consente di arrivare all’inizio dell’inverno con una buona biomassa aerea.

Semine troppo anticipate (metà di agosto) di colture a rapido sviluppo possono portare la coltura di copertura alla fioritura e alla disseminazione, con conseguenti problemi per la successiva coltura principale. Se invece la semina viene effettuata troppo tardi (fine di settembre) le specie a crescita più lenta (le leguminose, e alcune graminacee) non riescono a raggiungere una biomassa che copra il suolo e ad apportare azoto e sostanza organica in maniera significativa.

Tecniche di semina

Attualmente la semina delle colture di copertura viene effettuata a spaglio con uno spandiconcime (e successivo interramento dei semi) oppure con seminatrici a file normalmente impiegate per la semina delle colture invernali. Viste alcune problematiche correlate alla semina delle cover crop (breve finestra per effettuare la semina, condizioni del terreno non adatte, gestione dei residui colturali, costi di semina), uno degli obbiettivi del Progetto X-COVER è quello di semplificare il più possibile le operazioni di semina in modo da ridurre costi e tempi di esecuzione.

Tali obiettivi possono essere raggiunti se la semina delle cover crop viene abbinata ad un’altra operazione colturale condotta in azienda; ciò permette anche una notevole diminuzione del calpestamento del terreno. Il progetto X-COVER prevede quindi lo sviluppo di un prototipo altamente innovativo costituito da una seminatrice ad aria di precisione che possa essere montata volta per volta sull’attrezzo con cui deve essere accoppiata e che permetta quindi di seminare in maniera precisa la cover crop durante la sarchiatura, la raccolta della coltura principale, la distribuzione del liquame oppure la trinciatura degli stocchi.

Oltre alla realizzazione del prototipo, il progetto prevede la verifica, in diverse condizioni meteorologiche e pedologiche, dell’emergenza e della crescita delle cover crop seminate con questo metodo innovativo a confronto con la semina tradizionale.

La semina innovativa in X-COVER

Semina innovativa

La semina innovativa verrà realizzata attraverso un prototipo di seminatrice, costruito nell'ambito del progetto, che consenta la semina delle cover crop in combinazione con operazioni condotte durante o dopo la coltivazione della coltura da reddito.